Mutui: la crisi americana e l'emergenza italiana
Roma – Mentre l’american dream si sgretola lentamente sotto gli
occhi dell’amministrazione Bush, la crisi legata a case e mutui si fa
sentire anche nella vecchia Europa.
Se il sogno di dare a ogni
famiglia una casa di proprietà sembra ormai tramontato oltre oceano,
in Italia si ritiene fortunato anche chi una casa non ce l’ha, ma
riesce almeno a permettersi di pagare un affitto.
è la chiacchierata emergenza-casa, di cui Napoli e Roma sembrano
soffrire maggiormente. La Capitale ne sente ancora più il peso con
l’avvicinarsi della fine della proroga sfratti che incombe
sull’amministrazione centrale e su quelle municipali. A ottobre,
quando gli ufficiali giudiziari andranno a far visita agli inquilini
che occupano appartamenti con contratto scaduto, una pioggia di
sfratti colpirà tra le 1.500 e le 2.000 unità solo nella zona di
Cinecittà, la più segnata.
Il Governo a stelle e strisce ha trovato una soluzione
nell’ampliamento del programma di mutui garantiti dal governo, per
tutelare così le famiglie rimaste imbrigliate nel rialzo dei tassi di
interesse e nel successivo calo del prezzo degli immobili. Il fenomeno
aveva impedito di ottenere prestiti aggiuntivi, essendo venuta meno la
garanzia di incremento di valore dell’abitazione. Con le seguenti
reazioni a catena, le insolvenze e i pignoramenti. Così ora, le
famiglie americane potranno usufruire della Federal Housing
Administration, l’agenzia federale priva della capacità di emettere
prestiti a tassi agevolati, ma con 22 miliardi di dollari di riserve -
finanziati senza ricorrere a tasse - da utilizzare in caso di
insolvenza sui mutui assicurati dall’agenzia stessa.
Sensibilmente diverse da quelle adottate negli Stati Uniti le
soluzioni proposte in Italia, dove continuano gli appelli alla calma
da parte di istituzioni e banche. “é esclusa un’emergenza mutui - ha
chiarito Corrado Faissola, presidente dell’Associazione bancaria
italiana, dati alla mano di un’indagine sul mercato - nei ritardi nel
pagamento di due o più rate non ci sono variazioni significative,
alcune banche non hanno rilevato cambiamenti, altre un aumento
lievissimo delle insolvenze, sempre inferiori all’1per cento”. Fissola
ha, inoltre, ribadito che l’aumento dei tassi registrato negli ultimi
mesi è “fisiologico e correlato all’andamento del mercato”.
Un andamento che, però, non ha mai corso così tanto, a giudicare dai
dati europei. Le rate dei mutui italiani non sono mai state così alte
negli ultimi cinque anni. E se il rialzo è “fisiologico”, c’è un
qualcosa di patologico anche nell’aumento delle famiglie che, non solo
non arrivano più a pagare il mutuo, ma non riescono più a pagare
l’affitto.
Nella Capitale sono 16mila i nuclei familiari a costante rischio
sfratto, mentre altri 25mila sono in attesa dell’assegnazione di un
alloggio popolare: nel 30% dei casi anziani, per un decimo cittadini
stranieri. Il Comune, da parte sua ha messo in campo un serie di
provvedimenti per arginare il problema delle politiche abitative.
Si parte dal nuovo bando per l’assegnazione di contributi per
l’affitto ai cittadini con basso reddito. Uno stanziamento di 29.600
euro per diecimila buoni. Dati i risultati positivi, l’assessorato
capitolino al Patrimonio sta “chiedendo un ampliamento del fondo
sociale per il buono da inserire nella legge finanziaria”.
Parallelamente all’erogazione dei buoni, il Campidoglio sta vendendo
anche 12.978 delle circa 24 mila case di sua proprietà classificate
come edilizia residenziale pubblica. Mentre, l’ultimo provvedimento
annunciato è la possibilità di regolarizzazione per quanti avevano
occupato gli alloggi Erp alla data del 20 settembre 2005.
Ad infiammare poltrone e dintorni del Campidoglio è però l’annunciata
svendita degli alloggi Ater. L’ex Istituto per la case popolari (Iacp)
di Roma, che, per arginare il buco di bilancio, venderà subito 15 mila
appartamenti, oltre il 28% del patrimonio totale. Tra le case messe in
vendita, molte non corrispondono esattamente alla definizione di
popolari. Così, palazzi a Prati e a viale Mazzini, che valgono sul
mercato un 1,4 mln di euro saranno venduti a 150 mila euro.
Cifre accessibili a molte persone, tranne quelle che vivono
attualmente negli alloggi popolari. Le voce di protesta si sono alzate
in Campidoglio e sono arrivate anche in Regione, dove il capogruppo
regionale in quota allo Sdi, Giuseppe Celli, è arrivato a invocare una
“ridefinizione degli scopi e delle finalità dell’Ater”. In realtà, il
provvedimento più atteso e richiesto rimane ancora la trasformazione
della legge 431, che ha introdotto i canoni a libero mercato,
vincolando i Comuni in qualsiasi apertura verso l’emergenza abitativa.
Una sentenza che crea un precedente – Con una breve sentenza la
Cassazione sembra rafforzare ulteriormente il “diritto all’abitazione”
delle persone in oggettive difficoltà economiche. è il caso recente di
una donna accusata del reato di occupazione abusiva di immobile di
proprietà dell’Istituto autonomo case popolari, al quale i giudici
hanno "congelato" - per ora - la multa inflitta e rinviato il
fascicolo ai colleghi di merito affinché prendano in considerazione
tutti i motivi che l’hanno spinta a compiere questo gesto. Il codice
penale, infatti, prevede che non sia punibile chi agisce per salvare
“se stesso o altri da un danno grave”. Lo “sbaglio” per necessità,
quale in questo caso l’occupazione di una casa popolare intesa come
rivendicazione di un proprio diritto fondamentale, può avere delle
attenuanti. Secondo i giudici della Corte di Cassazione, dunque, prima
di confermare la condanna penale, si dovrà compiere un'accurata
indagine sulla situazione complessiva della donna, dalla mancanza di
denaro che le impedisce di rivolgersi al mercato immobiliare alla
necessità di tutelare la salute del figlio piccolo. Una decisione che
fa discutere ma che crea un precedente in una ambito delicato quale
quello del “diritto alla casa”.
Fonte:
www.previewonline.info
29 settembre 2007