FED e mutui: situazione peggio del previsto
Il conto della crisi dei mutui sara' molto salato. Il presidente
della Fed, Ben Bernanke, si presenta al Congresso americano e
raffigura un quadro a tinte ben piu' fosche di quello tratteggiato
solo un mese e mezzo fa.
L'erede di Alan Greenspan riconosce che la
crisi dei mutui comportera' perdite ben superiori alle previsioni piu'
pessimistiche con inevitabili ripercussioni sull'economia americana e
quindi sull'intero pianeta.
Tuttavia Bernanke ha sfoggiato doti di
equilibrista, consapevole che ogni termine e aggettivo che esce dalle
labbra del numero della Fed viene sezionato dai mercati. La situazione
e' difficile, non passera' con la velocita' di un temporale estivo, ma
le fondamenta dell'economia americana sono solide e anche un brusco e
consistente riprezzamento del rischio presenta effetti positivi.
Bernanke non lo dice espressamente ma dalle sue parole si capisce che
la fase di finanza facile sta per esaurirsi, ed e' giusto e corretto
che coloro che vogliono investire in settori rischiosi paghino un
prezzo piu' elevato. Soltanto sei settimane fa Bernanke minimizzava la
portata della crisi dei subprime, ''da 50 a 100 miliardi di dollari'',
la realta' e' ben peggiore e soprattutto la novita' rispetto a crisi
finanziarie precedenti e' la rapidita' di propagazione.
Intanto anche ieri dollaro sotto i riflettori. L'euro segna record a
ripetizione sul biglietto. Dopo aver sfondato la soglia psicologica di
1,40, la moneta unica ha raggiunto nuovi picchi, livelli mai visti con
massimo a 1,4087. Gli operatori restano rigorosamente rialzisti e
fissano il primo obiettivo delle moneta unica a 1,4150. Poi, possibile
uno strappo fino a 1,4330 che corrisponderebbe all'area di massimo
storico toccata da marco nei confronti del dollaro nel lontano 1992.
Il rally e' stato favorito da una serie di fattori. Si prevede una
riduzione della crescita economica Usa. Scenario confermato dalla
flessione del Superindice del mese di agosto, -0,6% rispetto a un
consensus di -0,3%. Non a caso, il Conference Board, l'istituto che
rileva l'indice, ha parlato ''di economia destinata a crescere a un
ritmo piu' lento''. Il declino del biglietto verde ha trovato terreno
fertile dopo la decisione della banca centrale saudita che non ha
seguito la Fed sulla strada delle riduzione del costo del denaro. ''Il
dollaro e' debole anche per la scommessa del mercato su Ryad. Infatti,
si ritiene che l'Arabia Saudita possa abbandonare il peg (la parita')
con il dollaro''. Nei fatti si aprirebbe la strada alla
diversificazione delle riserve valutarie di Riad e circa 3,5 miliardi
di dollari non rappresenterebbero piu' una obbligatoria
immobilizzazione finanziaria. ''Non va pero'sottovalutata la velocita'
di deprezzamento del dollaro e le implicazioni sulla competitivita'
delle imprese dell'Eurozona. Cosi' appare meno probabile un aumento
dei tassi della Bce entro fine anno'' spiega Roberto Mialich,
strategist di Unicredit Mib.
Anche l'audizione odierna di Ben Bernanke, presidente della Fed, alla
Commisione Servizi Finanziari della Camera Usa, non ha certo aiutato
il dollaro.
Il banchiere centrale prevede un aumento ''delle insolvenze sui mutui
ipotecari''. Una posizione condivisibile considerando che i
pignoramenti con relativa esecuzione sono stati ben 320 mila nei primi
sei mesi del 2007, rispetto a una media annua di 250 mila dei
precedenti sei anni. Altri indizi spingono per un ulteriore
deprezzamento del dollaro, l'oro e' infatti volato a 727 dollari
l'oncia, il massimo da 27 anni e i produttori di oro, dai sudafricani
agli australiani, hanno smesso di coprirsi contro il biglietto verde.
Bernanke ha comunque ribadito che il sistema finanziario resta solido,
ma non mancano le nubi. Il petrolio viaggia ai massimi storici a quota
82 dollari al barile e il calo della valuta Usa aumenta l'inflazione
importata dall'economia a strisce e stelle. Tanto che il presidente
della Fed e' sembrato Re Salomone quando ha sottolineato l'impegno a
''favorire la crescita ed a combattere l'inflazione''. E' proprio
l'accento sui prezzi che spinge Joachim Fels, economista di Morgan
Stanley a dire che ''la politica monetaria della Fed resta
restrittiva, solo in caso di ulteriore taglio di 3/4 di punto si
potrebbe parlare di una impostazione neutrale '', scrive Joachim Fels,
economista di Morgan Stanley.
Nel tentativo di riportare calma e fiducia sui mercati, oggi e'
intervenuto anche il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Henry
Paulson, sottolineando che l'economia americana e' solida. ''I
fondamentali dell'economia solo solidi: la disoccupazione e' bassa, le
retribuzioni stanno aumentando e l'inflazione core e' contenuta.
Sebbene il recente riemergere di rischi, unito alla debolezza del
comparto immobiliare, potrebbe essere penalizzante, i fondamentali
continuano ad indicare una crescita dell'economia''.
Paulson ha posto l'accento sulla distonia tra ''gli eccessi del
mercato creditizio'' e ''economia reale'' ridimensionando la crisi dei
mutui subprime. ''Anche nella situazione attuale - ha detto - la
grande maggioranza dei nuovi proprietari non avra' difficolta' a
tenersi le proprie case''.
Fonte:
www.asca.it
20 settembre 2007